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Penelope
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mwdwPenelope (mweain greco antico Πηνελόπεια, -ας?, Pēnelópeia, -as, poi mweqΠηνελόπη, -ης; mwegin latino mwewPēnĕlŏpe, -es) è una figura della mwfamitologia greca, figlia di mwfqIcario e di Policaste (o di mwfgPeribea), moglie di mwfwUlisse (Odisseo), regina di Itaca, madre di mwgaTelemaco, mwgqPoliporte e mwggArcesilao. Discendeva da parte di padre dal grande eroe mwgwPerseo (Icario era suo nipote) ed era cugina di mwhaElena. Prende il nome da un mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e venne salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto "anatra").cite-ref-1[1] Tuttavia per alcuni il nome è connesso all'evento della tela che la vide protagonista nell'Odissea (dal gr. mwiqpēné, tela).
Attese per vent'anni il ritorno di Ulisse, partito per la mwiwguerra di Troia e disperso nel ritorno, crescendo da sola il piccolo mwjaTelemaco ed evitando di scegliere uno tra i mwjqproci, nobili pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela: di giorno tesseva il sudario per mwjgLaerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai Proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Ulisse tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie. Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: mwjwPoliporte e mwkaArcesilao.
Nella mwkgmwkwTelegonia, opera che concludeva il mwlaciclo troiano di cui sono rimasti pochissimi versi ed il riassunto in Proclo, Penelope, dopo la morte di Odisseo per mano di mwlqTelegono (figlio di Odisseo e mwlgCirce, che non lo aveva riconosciuto), sposa Telegono, mentre Telemaco sposa Circe.cite-ref-2[2]
Contents
• Note
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La simbologia di Penelope
Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile, contrapposta ad mwngElena di Troia. La sua astuzia con i Proci e la sua prudenza, che si spinge fino a tentare di ingannare Ulisse intorno a una particolare caratteristica del letto nuziale, la avvicinano alla fine intelligenza del suo sposo. La posizione anomala di potere di Penelope, che governa da regina l'isola di Itaca in assenza del marito e ha il potere di scegliersi il nuovo sposo tra i giovani e nobili pretendenti, è l'eco di un antico mwnwmatriarcato, di cui restano tracce anche nella mwoaciviltà minoica.
La tela di Penelope
La mwtwtela di Penelope fu un celebre stratagemma, narrato nell'mwuaOdissea, creato da Penelope, che per non addivenire a nuove nozze, stante la prolungata assenza da mwuqItaca del marito mwugUlisse, aveva subordinato la scelta del pretendente all'ultimazione di quello che avrebbe dovuto essere il sudario di mwuwLaerte, padre di Ulisse. Per impedire che ciò accadesse la notte disfaceva ciò che tesseva durante il giorno. Tutt'oggi si cita la tela di Penelope per riferirsi ad un lavoro buono nelle intenzioni ma "impossibile", che non potrà mai avere termine perché ogni volta ricomincia dall'inizio.
Altre versioni
Un'altra versione sostiene invece che cedette al proco mwwqAnfinomo. Nella stessa mwwgOdissea, infatti, Penelope ha un comportamento ambiguo nei confronti dei proci: secondo un'interpretazione, desiderosa di risposarsi non prende questa decisione perché teme il giudizio del popolo. Nell'epitome della mwwwmwxaBiblioteca di mwxqApollodoro è riportato che Ulisse, tornato in possesso di Itaca, rispedisce la moglie dal padre Icario perché si era fatta sedurre da Antinoo, uno dei proci.cite-ref-3[3]
Nella cultura successiva
Per mwzaDante Alighieri neppure l'amore di Penelope trattenne Ulisse dal "folle viaggio" oltre le mwzqcolonne d'Ercole, descritto nel famoso canto dell'Inferno nella mwzgmwzwDivina Commedia. mwaaBoccaccio non crede alle sue infedeltà e la inserisce tra le donne famose nel suo mwaqmwagDe mulieribus claris.
Note
cite-note-11. ↑ Apollodoro, mweamweqBiblioteca, III, 10 6 e 9; Pausania, mwegmwewGeografia, III 12 2.
cite-note-22. ↑ citereftreccani-telegonomwfwmwgaTelegono, in mwgqTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwggURL consultato il 25 marzo 2023.
cite-note-33. ↑ mwhgmwhwEva Cantarella, mwiamwiqItaca, Milano, mwigFeltrinelli, 2002, mwiwISBNmwja 88-07-10318-4, mwjgSBNmwjw mwkaUBO1585835.
cite-note-44. ↑ mwla(mwlqmwlgEN) mwlwmwmaPenelope, su mwmqGazetteer of Planetary Nomenclature. mwmgURL consultato l'8 gennaio 2016.
Bibliografia
• citerefei-penelopeLuisa Banti, PENELOPE, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. URL consultato il 25 marzo 2023.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itPenelope, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefsapere-itPenèlope, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Penelope, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereftreccani-penelopePenelope, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 marzo 2023.